
Per molto tempo abbiamo chiesto alla carta di svolgere tre funzioni.
Contenere.
Proteggere.
Comunicare.
Una volta terminato questo compito, il suo percorso poteva proseguire attraverso il riciclo oppure concludersi nello smaltimento.
Oggi, però, i materiali stanno iniziando ad assumere funzioni nuove.
Non devono più limitarsi a ridurre il proprio impatto.
Possono essere progettati per continuare a generare valore anche dopo l’utilizzo.
È in questo passaggio che la carta smette di essere soltanto un supporto e diventa un materiale bioattivo per il packaging.
Un materiale capace di accompagnare il prodotto, essere stampato e trasformato e, conclusa la propria prima funzione, entrare in una nuova relazione con la terra.
Ma cosa cambia concretamente per chi deve progettarlo, stamparlo e trasformarlo?
La carta è sempre stata un mezzo.
Un supporto sul quale stampare un messaggio.
Una superficie capace di contenere informazioni, proteggere un prodotto o costruirne la presentazione.
La sua funzione è stata tradizionalmente legata al tempo di utilizzo del packaging.
Una volta aperta la confezione, staccato il cartellino o estratta la card, quel materiale aveva concluso il compito per il quale era stato progettato.
Un materiale bioattivo introduce una possibilità differente.
Non svolge soltanto una funzione passiva.
Contiene un elemento vivo ed è progettato affinché, dopo l’utilizzo, possa iniziare una nuova fase.
Nel caso della Carta Piantami®, questa nuova fase nasce dai semi incorporati nel materiale.
La carta comunica, protegge o accompagna il prodotto.
Poi può tornare alla terra e generare nuova vita.
Una carta contenente semi viene spesso associata a partecipazioni, piccoli biglietti, gadget o produzioni artigianali.
Queste applicazioni hanno avuto il merito di far conoscere il concetto di carta piantabile.
Ma un materiale destinato al packaging deve rispondere a esigenze differenti.
Deve garantire continuità produttiva.
Deve poter essere realizzato in quantità adeguate.
Deve mantenere regolarità, stabilità e lavorabilità.
Deve poter essere stampato, trasformato e inserito nei processi produttivi di stampatori e cartotecniche.
La presenza dei semi, da sola, non rende quindi una carta adatta al packaging.
Occorre progettare il rapporto tra componente cellulosica, semi, grammatura, superficie, stabilità e prestazioni tecniche.
È qui che avviene il passaggio dalla carta con semi al materiale bioattivo brevettato.
Non basta che il supporto possa germogliare.
Deve svolgere in modo efficace anche la propria prima funzione.
Definire un materiale “bioattivo” non può dipendere soltanto dalla presenza visibile dei semi o dalla capacità di germinare in condizioni controllate.
Se un supporto è progettato per tornare alla terra, è necessario verificare anche la compatibilità della sua composizione con il terreno.
La Carta Piantami® è stata sottoposta a test di laboratorio effettuati sui parametri previsti dal D.Lgs. 152/2006, con risultati positivi.
Le analisi hanno verificato il rispetto dei valori di riferimento applicabili, confermando la possibilità di piantare il materiale anche nei terreni agricoli.
Questo passaggio è essenziale.
Un materiale progettato per tornare alla terra non deve soltanto contenere semi vitali.
Deve poter dimostrare, attraverso analisi specifiche, che la propria composizione è compatibile con il terreno nel quale verrà piantato.
La bioattività, quindi, non è soltanto una promessa narrativa.
È una funzione sostenuta da verifiche di laboratorio.
A questo si aggiunge la certificazione FSC® della Carta Piantami®, che attesta l’impiego di fibre provenienti da fonti gestite responsabilmente e da una filiera controllata.
Per stampatori e cartotecniche, questo elemento è particolarmente importante perché consente di inserire il materiale all’interno di progetti nei quali origine delle fibre, tracciabilità e requisiti ambientali devono essere documentati in modo chiaro.
La bioattività non sostituisce quindi gli altri criteri di sostenibilità.
Li integra.
Piantami® unisce la presenza di semi vitali, la possibilità di tornare alla terra e una materia prima cellulosica proveniente da fonti certificate.
Un packaging non viene scelto soltanto per ciò che rappresenta.
Viene scelto anche per ciò che riesce a fare.
Deve ricevere correttamente la stampa.
Deve avanzare in macchina.
Deve poter essere tagliato, cordonato, fustellato o trasformato.
Deve mantenere una qualità coerente con il prodotto che accompagna.
Per questo la bioattività non può essere separata dalla performance tecnica.
La Carta Piantami® è stata sottoposta a prove con differenti tecnologie, tra cui:
Può inoltre essere lavorata attraverso taglio, fustellatura, cordonatura, adesivizzazione e diverse tipologie di nobilitazione, da valutare in relazione alle caratteristiche del progetto.
La superficie conserva un carattere naturale e materico.
Una qualità che non deve essere nascosta, ma può diventare parte del linguaggio visivo e sensoriale del packaging.
Per uno stampatore, lavorare con un materiale bioattivo significa innanzitutto superare l’idea che si tratti di un semplice supporto promozionale.
Il materiale deve essere trattato con la stessa attenzione riservata alle carte speciali.
Occorre valutare:
Non esiste una regolazione universale valida per tutte le macchine e per tutti i progetti.
La prova iniziale diventa quindi una fase naturale del processo.
Non serve soltanto a verificare la resa grafica.
Permette di comprendere come valorizzare il materiale preservando la presenza e la vitalità dei semi.
Per gli stampatori e le cartotecniche, il nuovo valore non consiste esclusivamente nella possibilità di proporre una carta diversa.
Consiste nella capacità di accompagnare i clienti verso una nuova funzione del packaging.
Lo stampatore non applica soltanto un’immagine sulla superficie.
Contribuisce a rendere industrialmente possibile il passaggio dalla carta al materiale bioattivo.
Per anni il dibattito sulla sostenibilità del packaging si è concentrato soprattutto sulla riduzione.
Meno materiale.
Meno peso.
Meno spreco.
Più riciclo.
Sono direzioni necessarie.
Ma non rappresentano l’unica possibilità.
Un materiale può essere progettato non soltanto per produrre meno conseguenze negative, ma anche per assumere una nuova funzione.
Può accompagnare un prodotto.
Può comunicarne i valori.
Può essere stampato e trasformato.
E, dopo l’utilizzo, può tornare alla terra e generare nuova vita.
È questo il significato del materiale bioattivo per il packaging.
Non una carta alla quale è stato aggiunto un effetto speciale.
Non un gadget da utilizzare in una campagna isolata.
Ma un supporto progettato per vivere due momenti differenti.
Il primo appartiene al prodotto.
Il secondo appartiene alla relazione tra la persona e l’ambiente.
Piantami® nasce da questa visione.
Non vendere semplicemente carta.
Proporre un nuovo modo di far vivere il packaging dopo il prodotto.
Perché la vera innovazione non consiste soltanto nel migliorare ciò che un materiale è già in grado di fare.
Consiste nell’immaginare ciò che potrebbe diventare.