

Le etichette wine & spirits non sono più semplici supporti grafici: oggi diventano materia, racconto, identità e sostenibilità.
Nel mondo wine & spirits,l’etichetta non è mai stata solo un supporto informativo.
È il primo incontro tra una bottiglia e chi la sceglierà.
È una promessa visiva.
È un gesto di posizionamento.
È il punto in cui il racconto del produttore prende forma, colore, superficie.
Una bottiglia può parlare di territorio, vitigno, botaniche, metodo, tempo, cura, attesa. Ma prima ancora che il prodotto venga assaggiato, è il packaging a introdurre tutto questo.
Per questo oggi il packaging nel mondo wine & spirits non può essere considerato solo come un elemento da decorare.
Deve essere pensato come materia.
Le ultime fiere di settore mostrano una direzione chiara: il packaging è diventato una leva strategica per costruire identità, differenziazione e valore.
Vinitaly Design Award 2026 ha raccontato il packaging come uno strumento centrale per il posizionamento dei brand nei settori vino, spirits, birra e olio. Non si parla più solo di estetica, ma di design capace di competere sui mercati globali.
Anche ProWein dedica grande attenzione al mondo del packaging e del design, evidenziando soluzioni sostenibili, idee creative e trend innovativi per vino e spirits.
Questo significa che il packaging è entrato nel cuore della strategia dei produttori.
Non è più l’ultima fase del processo.
È parte del racconto.
Nel vino, il legame con la terra è evidente.
Il suolo.
La vite.
Il clima.
L’annata.
Il tempo.
La trasformazione.
Ogni bottiglia è il risultato di un equilibrio complesso tra natura e scelta umana. Per questo un’etichetta non dovrebbe essere solo bella. Dovrebbe riuscire a far percepire l’origine.
Una carta liscia, fredda, anonima può funzionare per molti prodotti. Ma nel vino, soprattutto quando si parla di cantine premium, biologiche, naturali, territoriali o artigianali, la materia deve avere una voce.
La superficie diventa parte del racconto.
Una carta materica può suggerire profondità.
Una fibra visibile può suggerire autenticità.
Una texture può comunicare attenzione.
Un rilievo naturale può trasformare l’etichetta in esperienza tattile.
Negli spirits, e in particolare nel gin, la ricerca di identità è altrettanto forte.
Un gin non comunica solo una ricetta. Comunica botaniche, territorio, stile, miscelazione, immaginario, atmosfera.
Molti brand lavorano su bottiglie iconiche, illustrazioni, colori, dettagli metallici, carte speciali e finiture pregiate. Ma anche qui sta crescendo una domanda nuova: come rendere il packaging più coerente con l’identità naturale o botanica del prodotto?
Un gin che racconta erbe, fiori, agrumi, coste, spezie o radici può permettersi un packaging botanicamente muto?
Probabilmente no.
Per anni la sostenibilità del packaging è stata raccontata soprattutto come riduzione:
meno peso,
meno plastica,
meno spreco,
meno impatto.
Tutto questo resta fondamentale.
Ma oggi il mercato sembra chiedere qualcosa in più: materiali che non siano soltanto “meno dannosi”, ma più coerenti, più esperienziali, più capaci di raccontare il prodotto.
Nel wine & spirits la sostenibilità deve essere credibile, ma anche elegante. Deve inserirsi in un immaginario premium senza sembrare forzata, povera o puramente tecnica.
È qui che la ricerca sui materiali diventa decisiva.
Non basta scegliere una carta ecologica.
Serve una materia capace di dialogare con il prodotto, con il territorio e con il consumatore.
In questo scenario, Piantami osserva con attenzione l’evoluzione del mondo label.
La domanda non è soltanto: come rendere un’etichetta più sostenibile?
La domanda è più ampia:
cosa può diventare un’etichetta dopo aver raccontato una bottiglia?
Da questa visione nasce la ricerca su carte piantabili, materiche, con semi integrati, pensate per aprire una nuova possibilità: non solo accompagnare il prodotto, ma continuare la sua storia in un’altra forma.
Non è una risposta definitiva.
È una direzione di lavoro.
Una direzione che mette insieme carta, semi, territorio, botaniche, estetica, stampa, applicazione e dialogo con stampatori e converter.
Nel wine & spirits il cliente non compra solo un liquido.
Compra una storia.
Un luogo.
Un’atmosfera.
Una promessa.
Un gesto da ricordare.
L’etichetta è spesso il primo punto in cui questa relazione prende forma.
Per questo il futuro del packaging non sarà soltanto più sostenibile.
Sarà più materico.
Più coerente.
Più vivo.
Più capace di raccontare la terra da cui un prodotto nasce.
E forse anche di trovare un modo per tornarci.
Link di approfondimento utili:
Vinitaly Design Award 2026: https://www.vinitaly.com/en/press/press-releases/vinitaly-design-award-2026-94-awards-announced-awards-for-packaging-ready-to-compete-on-global-markets/
ProWein Packaging & Design: https://www.prowein.com/en/Visit/ProWein_Hubs/Packaging_Design