

Cartellino Piantami per Hamont&Blein
La moda sta dando una seconda vita ai capi. E il packaging?
Per molti anni la moda ci ha insegnato a desiderare il nuovo.
Una nuova collezione.
Una nuova stagione.
Un nuovo capo da aggiungere al guardaroba.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando.
Sempre più persone e aziende stanno iniziando a chiedersi non soltanto come creare un prodotto, ma anche come prolungarne la vita dopo il primo utilizzo.
Riparare.
Rivendere.
Recuperare.
Trasformare.
Un capo non deve necessariamente terminare il proprio percorso quando chi lo ha acquistato smette di indossarlo.
Può passare a un’altra persona, essere reinterpretato oppure tornare sul mercato con una nuova identità.
La seconda vita non è più soltanto una scelta individuale.
È una delle direzioni centrali della transizione verso un’economia circolare per la moda, nella quale capi e materiali vengono mantenuti in uso e al loro massimo valore il più a lungo possibile.
Sta diventando parte del modo in cui la moda ripensa se stessa.
Il tema della seconda vita dei capi non riguarda più soltanto il vintage o il mercato dell’usato.
Sta entrando nella progettazione delle collezioni e nelle strategie dei brand.
Un esempio significativo è Harmont & Blaine, che con il progetto RE-LOVED ha scelto di recuperare capi di collezioni precedenti e tessuti custoditi nei propri archivi.
Materiali che avrebbero potuto essere considerati superati vengono riscoperti, combinati e trasformati attraverso un nuovo intervento creativo.
Ciò che appartiene al passato non viene trattato come uno scarto.
Diventa una nuova materia di progetto.
Un pantalone può essere ricostruito.
Due capi possono diventare un nuovo modello.
Tessuti con storie diverse possono incontrarsi e dare forma a qualcosa che prima non esisteva.
In questa visione, la seconda vita non rappresenta una soluzione di ripiego.
Diventa un modo per riconoscere il valore già presente nei materiali, nella qualità e nella memoria di un capo.
La moda sta quindi imparando a non considerare conclusa la vita di un prodotto dopo il primo utilizzo.
Ma cosa accade agli elementi che lo accompagnano?
Il cartellino.
La shopping bag.
La card inserita nella confezione.
La fascia che avvolge il prodotto.
Molto spesso questi supporti esauriscono la propria funzione pochi minuti dopo l’acquisto.
Il capo entra in una nuova logica di durata.
Il packaging resta invece ancora legato a un percorso lineare:
viene prodotto, utilizzato e gettato.
Ed è proprio qui che emerge una contraddizione.
Se investiamo nella capacità di recuperare e trasformare un capo, possiamo continuare a pensare il materiale che lo racconta come qualcosa destinato a scomparire subito?
Harmont & Blaine ha scelto di estendere questa riflessione anche ad alcuni degli elementi che accompagnano il prodotto, utilizzando cartellini realizzati in Carta Piantami®.
Il cartellino svolge inizialmente la propria funzione tradizionale di carta d'indentità: comunica il marchio, accompagna il capo, trasmette informazioni, contribuisce alla sua presentazione.
Ma il suo percorso non deve necessariamente concludersi quando viene staccato.
La Carta Piantami® contiene semi e può essere piantata nella terra.
Dopo aver raccontato il prodotto, il cartellino può quindi trasformarsi e generare una pianta.
Il capo viene recuperato e reinterpretato.
Il cartellino ritorna alla terra e assume una funzione completamente nuova.
Sono due percorsi differenti, ma nascono dalla stessa domanda:
che cosa può accadere dopo?
Dare una seconda vita significa prolungare il valore di qualcosa che esiste già.
Un capo viene riparato, rivenduto, ricostruito o utilizzato nuovamente.
Nel caso della Carta bioattiva, il packaging non continua semplicemente a essere carta.
Può diventare una pianta.
Può generare fiori.
Può offrire nutrimento agli insetti impollinatori.
Può entrare in una relazione nuova con le persone e con l’ambiente.
Non si tratta quindi soltanto di prolungare la durata di un oggetto.
Si tratta di ripensarne il destino.
Un brand comunica i propri valori attraverso molti elementi.
Non soltanto attraverso il prodotto principale.
Anche la scelta dei materiali, il cartellino, la confezione e il modo in cui il prodotto arriva nelle mani del cliente partecipano alla costruzione della sua identità.
Per questo la seconda vita non dovrebbe riguardare soltanto il capo.
Può coinvolgere tutto ciò che costruisce l’esperienza del brand: il cartellino, la shopping bag, la confezione e i materiali di comunicazione.
È da questa visione che nasce il packaging sostenibile per i brand: non un semplice involucro, ma un materiale progettato per continuare a generare valore anche dopo l’utilizzo.
Un cartellino può essere progettato per germogliare.
Una shopping bag può essere immaginata per tornare alla terra.
Una card può continuare a comunicare anche dopo la vendita, trasformandosi in un gesto concreto.
Il packaging non diventa così soltanto meno impattante.
Diventa parte della storia che il brand ha scelto di raccontare.
La vera innovazione non consiste sempre nel creare qualcosa di completamente nuovo.
A volte significa imparare a osservare ciò che esiste già e chiedersi quale altra possibilità possa contenere.
La moda sta iniziando a farlo con i capi, i tessuti e le collezioni del passato.
Ora può farlo anche con il packaging.
Perché un materiale non deve necessariamente esaurire il proprio valore dopo aver svolto la sua prima funzione.
Può continuare.
Può trasformarsi.
Può generare una nuova relazione.
Può rinascere.
Piantami® nasce da questa visione: non vendere semplicemente carta, ma proporre un nuovo modo di far vivere il packaging dopo il prodotto.
Se un capo può vivere due volte, anche ciò che lo accompagna può avere un futuro.