

Materiali progettati per supportare le imprese nell’adeguamento alle nuove norme europee sugli imballaggi, riducendo i rischi di non conformità e aprendo nuove possibilità di differenziazione.
Dal 12 agosto 2026 il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi inizierà ad applicarsi in tutta l’Unione europea. Per le aziende non sarà soltanto un passaggio normativo: sarà l’occasione per ripensare il packaging, i materiali e il valore che ogni prodotto lascia dopo di sé.
Il numero 74 di COM.PACK, il bimestrale dedicato all’eco-packaging, racconta con particolare efficacia questo momento di transizione.
La rivista dedica ampio spazio al PPWR, il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, ma anche alle innovazioni presentate a Packaging Première: materiali naturali, superfici riconoscibili, soluzioni rigenerative e progetti capaci di trasformare la sostenibilità in esperienza.
Tra questi, a pagina 53, trova spazio anche MATER di Piantami®, presentata come “l’etichetta che cresce”.
L’accostamento tra normativa e innovazione non è casuale.
Le nuove regole indicano ciò che il packaging dovrà progressivamente ridurre, documentare e migliorare. I nuovi materiali mostrano invece ciò che il packaging può diventare.
Il Regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, conosciuto come PPWR, è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e troverà applicazione generale dal 12 agosto 2026.
Si tratta di una normativa che riguarda tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo, indipendentemente dal materiale utilizzato.
Il percorso introdotto dal PPWR coinvolgerà progressivamente diversi aspetti:
Non tutti gli obblighi scatteranno contemporaneamente. Numerosi criteri tecnici saranno definiti attraverso atti delegati, atti di esecuzione e scadenze successive.
Tuttavia, il messaggio per le aziende è già chiaro: il packaging dovrà essere conosciuto, progettato e documentato con maggiore precisione.
La Commissione europea dedica una sezione specifica al PPWR, utile per seguire gli aggiornamenti e le prossime tappe applicative.
Per molte imprese il PPWR può apparire come un ulteriore livello di complessità: nuovi controlli, documentazione, prove tecniche, revisione dei materiali e possibili costi di adeguamento.
È una preoccupazione comprensibile.
Il cambiamento non deve però essere affrontato soltanto come un obbligo da subire. Può diventare un’occasione per analizzare ciò che oggi viene utilizzato, eliminare gli elementi superflui e concentrare gli investimenti su ciò che produce davvero valore.
Non è necessario riprogettare immediatamente ogni confezione.
Si può iniziare da una linea, da un’etichetta, da un collarino, da un astuccio o da un progetto pilota. Si può lavorare insieme a fornitori, stampatori, designer e trasformatori, verificando gradualmente prestazioni, lavorazioni e scenari di fine vita.
La transizione richiede tempo, ma soprattutto metodo.
Quando un requisito diventa obbligatorio, rispettarlo permette di continuare a operare sul mercato. Non consente, da solo, di distinguersi.
Nei prossimi anni molte aziende ridurranno pesi, volumi e componenti. Rivedranno colle, vernici, rivestimenti, etichette e materiali. Costruiranno dossier tecnici più completi e renderanno più trasparenti le proprie filiere.
Quando tutti avranno intrapreso lo stesso percorso, la domanda decisiva sarà un’altra:
come può un packaging continuare a essere riconoscibile, desiderabile e coerente con il valore del brand?
È qui che la ricerca sui materiali assume un ruolo strategico.
Non per aggiungere una dichiarazione ambientale alla confezione, ma per trasformare materia, forma, funzione e fine vita in parti dello stesso progetto.
Per molto tempo il packaging luxury è stato associato all’abbondanza: più strati, più elementi, più effetti, più lavorazioni e più materia.
Il nuovo scenario normativo e culturale invita a cambiare prospettiva.
Ridurre non significa necessariamente impoverire.
Può significare eliminare ciò che non aggiunge valore e rendere più significativa ogni scelta rimasta.
Un packaging di alta gamma non deve essere prezioso perché contiene molta materia. Può esserlo perché il materiale scelto possiede un’origine, una texture autentica, una storia e una funzione capace di continuare oltre il primo utilizzo.
L’abbondanza si consuma. L’eredità rimane.
Nel vino, nella cosmetica, nella profumeria, nella moda e nell’hospitality, questa eredità può essere il racconto di un territorio, di una filiera o di un gesto che il consumatore è invitato a compiere.
È una nuova interpretazione del lusso: più misurata, più consapevole e più ricca di significato.
L’approfondimento di COM.PACK dedicato ai nuovi materiali osserva un’evoluzione importante: le texture naturali non vengono più nascoste, ma valorizzate.
Fibre, variazioni cromatiche, superfici materiche e irregolarità possono diventare segni distintivi.
La materia non è più soltanto il supporto sul quale stampare un messaggio. Diventa essa stessa messaggio.
Per i brand premium questa trasformazione apre nuove possibilità.
Una superficie riconoscibile può comunicare autenticità e unicità senza ricorrere a un eccesso di elementi decorativi. Il materiale può trasmettere il valore del progetto ancora prima che il consumatore legga le parole stampate sulla confezione.
È in questo contesto che COM.PACK presenta MATER di Piantami®, progetto selezionato nell’area Avant-Garde 2026 di Packaging Première e già premiato a Vinitaly.
MATER trasforma l’etichetta della bottiglia in una parte attiva del racconto.
È realizzata in Carta Piantami®, il materiale bioattivo contenente semi integrati nelle fibre. Dopo essere stata rimossa dalla bottiglia, può essere messa a contatto con la terra, annaffiata e accompagnata verso la germinazione.
La stampa del progetto utilizza inoltre pigmenti naturali ottenuti dal vino Aglianico, dalla barbabietola e dal cardamomo.
Il consumatore non riceve soltanto un messaggio sulla sostenibilità.
Riceve un gesto da compiere.
L’etichetta comunica il carattere del vino durante il suo primo utilizzo e, successivamente, può iniziare una nuova funzione. Non si limita a raccontare la natura: prova a ricostruire un contatto concreto con essa.
Il valore del progetto risiede proprio nella continuità.
Il territorio genera il prodotto, il prodotto genera il racconto e il packaging può lasciare una nuova forma di vita.
Scegliere un materiale innovativo non rende automaticamente conforme l’imballaggio finito.
Ogni progetto deve essere valutato considerando la sua intera composizione:
La conformità riguarda il packaging nella sua completezza, non una singola materia prima considerata isolatamente.
Per questo Piantami® non propone una soluzione universale da applicare indistintamente a ogni prodotto. Propone un materiale da studiare insieme a brand, agenzie, stampatori, cartotecniche ed etichettifici.
Le prove di stampa, piega, fustellatura, adesivizzazione e trasformazione sono parte integrante del percorso.
L’innovazione è realmente utile quando può essere verificata, industrializzata e comunicata con precisione.
Le imprese possono iniziare il percorso attraverso alcuni passaggi concreti.
Mappare gli imballaggi esistenti
Conoscere materiali, componenti, pesi, rivestimenti e funzioni permette di individuare ciò che può essere semplificato.
Scegliere un progetto pilota
Un’etichetta, un collarino, una limited edition o un astuccio possono diventare il primo terreno di sperimentazione.
Coinvolgere la filiera fin dall’inizio
Brand, designer, stampatori, trasformatori e fornitori devono condividere gli stessi obiettivi tecnici e narrativi.
Verificare prima di comunicare
Le prestazioni del materiale e del packaging finito devono essere provate prima di costruire dichiarazioni ambientali.
Dare al consumatore istruzioni chiare
Una nuova funzione può essere compresa e utilizzata soltanto quando viene raccontata in modo semplice, corretto e credibile.
Il PPWR porterà nuove responsabilità, investimenti e necessità di aggiornamento. Può però diventare anche un acceleratore di innovazione.
Può aiutare le imprese a ridurre ciò che è inutile e a dare maggiore valore a ciò che rimane.
Il compito dei nuovi materiali non è complicare il packaging, ma renderlo più coerente con il prodotto, con il territorio e con il futuro che il brand desidera rappresentare.
Per le aziende di alta gamma, questa transizione può segnare il passaggio dall’abbondanza all’eredità.
Non aggiungere materia per apparire preziosi.
Scegliere una materia che abbia qualcosa da lasciare.
Piantami® affianca aziende, agenzie, stampatori e trasformatori nella valutazione di progetti in carta bioattiva: dalla scelta della grammatura alle prove di stampa, fino alla realizzazione del packaging.
Richiedi un confronto sul tuo progetto di packaging sostenibile.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione tecnica o legale sulla conformità dello specifico imballaggio.