

Una shopping bag può accompagnare un acquisto per pochi minuti.
Il tempo di uscire da un negozio.
Percorrere una strada.
Raggiungere un’automobile o tornare a casa.
Eppure, per realizzarla, sono stati scelti un materiale, una forma, un colore, una grafica, una finitura e un modo preciso di presentare il brand.
La sua funzione pratica può essere breve.
Il suo significato non deve esserlo.
Perché una shopping bag non è soltanto ciò che permette di trasportare un prodotto.
È il primo elemento che rende visibile un acquisto nello spazio pubblico.
Cammina insieme alla persona.
Entra nelle strade.
Viene osservata.
Racconta qualcosa del prodotto e dell’azienda che lo ha creato.
Ma cosa accade quando termina questa prima funzione?
La shopping bag nasce per contenere e trasportare.
Una funzione semplice, concreta e spesso molto breve.
Il materiale utilizzato per realizzarla, però, può rimanere nell’ambiente molto più a lungo del gesto per il quale è stato prodotto.
È proprio in questa sproporzione che emerge una domanda.
Ha ancora senso progettare un materiale destinato a durare molto più della sua funzione senza immaginare cosa accadrà dopo?
La sostenibilità della shopping bag non può dipendere soltanto dalla sostituzione di un materiale con un altro.
Occorre ripensarne l’intero ciclo di vita.
Da dove proviene.
Come viene lavorata.
Quanto materiale utilizza.
Che cosa comunica.
E quale possibilità conserva dopo l’acquisto.
Nel fashion, nel beauty e nel luxury, la shopping bag è parte dell’esperienza.
Non accompagna soltanto il prodotto.
Contribuisce a costruirne il valore percepito.
La consistenza della carta.
Il rumore che produce quando viene toccata.
La sensazione dei manici.
La qualità della stampa.
Il colore.
La struttura.
Ogni elemento comunica una scelta.
Per questo la shopping bag non dovrebbe essere considerata un supporto secondario.
È una delle forme più visibili del packaging di un brand.
Può esprimere cura, qualità e attenzione.
Ma può anche mostrare quanto il brand abbia realmente progettato ciò che accadrà dopo.
Siamo abituati a pensare che sia il logo a raccontare il brand.
In realtà il materiale inizia a comunicare prima ancora che il messaggio venga letto.
Una superficie naturale comunica qualcosa di diverso da una superficie perfettamente uniforme.
Una carta materica genera una sensazione diversa rispetto a un supporto plastificato.
Un materiale capace di trasformarsi racconta un’idea differente rispetto a un materiale progettato soltanto per essere utilizzato e scartato.
La scelta del materiale diventa quindi parte del linguaggio del brand.
Non è soltanto una decisione tecnica.
È una dichiarazione.
Racconta quale valore attribuiamo alle risorse.
Quale rapporto immaginiamo tra prodotto e ambiente.
E quanto siamo disposti a progettare oltre il momento della vendita.
Una shopping bag di qualità può essere riutilizzata.
Può contenere altri oggetti.
Può essere conservata.
Può accompagnare un nuovo acquisto.
Il riuso prolunga la sua funzione e rappresenta già un valore.
Anche le nuove regole europee sul packaging spingono verso la prevenzione dei rifiuti, il riuso, la riciclabilità e una progettazione più attenta all’intero ciclo di vita degli imballaggi.
Ma esiste anche un’altra possibilità.
Il materiale può essere progettato affinché, terminato il proprio utilizzo, non continui semplicemente a essere una shopping bag.
Può trasformarsi.
È questo il passaggio dalla seconda vita alla nuova vita.
La seconda vita mantiene l’oggetto nella stessa funzione o gli attribuisce un nuovo utilizzo.
La nuova vita permette al materiale di diventare qualcosa di diverso.
La Carta Piantami® può essere utilizzata per realizzare l’intera shopping bag.
La shopping bag stessa può essere progettata in materiale bioattivo.
Durante la sua prima vita contiene il prodotto, accompagna l’acquisto e comunica il brand.
Successivamente può essere piantata e tornare alla terra.
I semi incorporati nel materiale possono germinare e generare nuova vegetazione.
La shopping bag non conclude quindi il proprio percorso quando il prodotto arriva a casa.
Può iniziare una funzione completamente nuova.
Prima protegge e comunica.
Poi si trasforma.
Quando un brand sceglie un materiale bioattivo, non sta semplicemente sostituendo una carta con un’altra.
Sta modificando il significato dell’intero packaging.
La grafica può raccontare la trasformazione.
Le istruzioni possono invitare la persona a compiere un gesto.
La forma può rendere più semplice la fase successiva.
La shopping bag può così diventare una relazione tra il brand e chi l’ha ricevuta.
Non termina con la consegna del prodotto.
Continua nel momento in cui viene conservata, riutilizzata, spezzettata, piantata e curata.
Il packaging smette di essere soltanto ciò che resta dopo l’acquisto.
Diventa ciò che può ancora accadere.
Una shopping bag attraversa le città.
Viene portata per strada.
Entra nei luoghi di lavoro, nelle case e nei mezzi di trasporto.
Per pochi minuti diventa una delle forme più visibili della presenza di un brand.
Ma proprio per questo dovrebbe raccontare qualcosa di più di un logo.
Può raccontare un modo diverso di utilizzare la materia.
Può mostrare che il packaging è stato progettato non soltanto per apparire, ma anche per trasformarsi.
Può rendere visibile una scelta.
Il valore della shopping bag non dipende quindi soltanto dal tempo in cui viene utilizzata.
Dipende da ciò che riesce a comunicare durante quel tempo e da ciò che può diventare dopo.
Una shopping bag dura pochi minuti.
Ma il materiale può continuare a vivere molto più a lungo.
Può essere ricordato.
Può essere riutilizzato.
Può tornare alla terra.
Può diventare una pianta.
E nel momento in cui si trasforma, continua a raccontare il brand che ha scelto di immaginarne il futuro.
Piantami® nasce da questa visione.
Non considerare la shopping bag come un contenitore destinato a terminare il proprio percorso dopo l’acquisto.
Ma come un packaging capace di accompagnare il prodotto e, successivamente, generare nuova vita.
Perché il valore di un materiale non si misura soltanto nel tempo in cui viene utilizzato.
Si misura anche in ciò che può continuare a generare.